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RASSEGNA STAMPA
Il parlamento di Nouakchott
ha approvato una nuova legge sulla sicurezza, nonostante le critiche e
il dissenso di gran parte dell’opposizione. Il nuovo codice, molto
controverso, prevede tra l’altro che la polizia potrà intercettare le
telefonate, fare irruzione nelle abitazioni private e tenere in stato
d’arresto persone sospette fino a quattro anni senza processo. Inoltre,
i verbali degli apparati di sicurezza – accusati dagli attivisti per i
diritti umani di utilizzare abitualmente la tortura per estorcere
confessioni - avranno forza di legge e non potranno essere impugnati. Il
provvedimento autorizza a processare i minori per accuse di terrorismo e
prevede sconti di pena per gli imputati disposti a collaborare alle
indagini, incoraggiando lo spionaggio tra i detenuti. “Si tratta di una
deriva autoritaria e dittatoriale che mira a legittimare la violazione
dei diritti e delle libertà” afferma un comunicato diffuso
dall’opposizione poco dopo l’approvazione in aula. Il 18 Dicembre scorso
due cittadini italiani sono stati rapiti mentre viaggiavano nel Sud del
paese da un’organizzazione armata che ne ha rivendicato il sequestro a
scopo di estorsione. Secondo il governo mauritano la nuova legge servirà
a contrastare l’aumento di crimini e traffici illegali nelle regioni più
remote del paese.[AdL]
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Risse tra profughi e scontri
con i militari indicano che la situazione nei campi sfollati nei pressi di
Vavunya, dove il governo trattiene da quattro mesi 255.000 civili tamil, si sta
velocemente deteriorando. L’allarme viene dall’organizzazione per i diritti
umani Human Rights Watch, che in un comunicato definisce “illegale” la
permanenza obbligata nei campi e chiede a Stati Uniti, Giappone e Unione Europea
di far pressione sul governo di Colombo perché non trasformi i campi
nell’occasione per trattenere il più a lungo possibile sotto controllo i civili
tamil. Le autorità sostengono di non poter rilasciare i profughi prima dello
sminamento delle zone di origine e non prima di aver controllato che tra i
rifugiati non si nascondano ex-ribelli; a Settembre il ministero degli Esteri
aveva annunciato che 162.000 persone erano state controllate, ma secondo dati
Onu sono meno di 15.000 le persone effettivamente rilasciate finora.
L’organizzazione non governativa con sede a Washington contesta l’annuncio di
Colombo del 24 Settembre, secondo cui 40.000 persone avrebbero fatto ritorno
alle loro case. “In realtà – si afferma nella nota – molte delle persone che il
governo sostiene di aver rilasciato sono stati trasferiti dalla 'Malik Farm' ad
altri campi di detenzione, mentre altri sono ancora trattenuti in ‘stazioni di
passaggio’ a Vavuniya”. Da oltre una settimana nel complesso di strutture
chiamato ‘Malik farm’, dove vive quasi la totalità degli sfollati dalla fine del
conflitto con i ribelli tamil, c’è scarsità d’acqua poiché è stata spenta la
pompa che aspira dal fiume vicino, essendosi abbassato molto il livello
dell’acqua. Le donne sono costrette a fare file di molte ore, anche in piena
notte, per riempire una tanica da 20-30 litri di acqua, che deve bastare per
tutte le necessità di una famiglia, in media composta da cinque persone; la
mancanza d’acqua ha fatto salire la tensione tra i profughi e provocato diverse
risse. Il 26 Settembre, continua il rapporto dell’organizzazione americana, i
militari a guardia dei campi hanno aperto il fuoco contro un gruppo di
rifugiati, ferendone almeno due, sostenendo si trattasse di un tentativo di fuga
da parte di individui “collegati con i terroristi”, ovvero ribelli tamil;
diversa la versione degli sfollati che parlano di un intervento violento dei
soldati dopo che, disubbidendo a un divieto, un gruppo di uomini aveva
attraversato il campo per andare a raccogliere legna.[BF]
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(ANSA)- BANGKOK, 19 SET - Scontri al confine della Cambogia tra Camicie rosse e
camicie gialle, le opposte fazioni politiche che si affrontano da anni in
Thailandia. Le camicie rosse, sostenitrici del discusso ex presidente deposto
Thaksin Shinawatra, e quelle gialle, sostenitrici del governo attuale, si sono
scontrate violentemente provocando il ferimento di almeno 20 persone. Altre
manifestazioni si svolgono anche a Bangkok e nel nord-est del Paese, al confine
con la Cambogia in un territorio conteso con quest'ultimo.
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E’ un
programma che avevamo contemplato da un anno e ora giunge in un momento
opportuno a causa della siccità e della mancanza di alimenti che colpisce il
‘corredor seco’” regione che comprende sette dipartimenti nella fascia orientale
del Guatemala. Rafael Senan, rappresentante della Commissione Europea nel paese
centroamericano, ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni circa di euro per
finanziare un programma di aiuti al Guatemala, dove la prolungata mancanza di
precipitazioni ha distrutto vasti quantitativi di raccolti agricoli mettendo a
rischio la sussistenza di 400.000 famiglie povere. Il programma prevede l’avvio
di progetti produttivi della durata di due anni e l’acquisto di alimenti per i
16 comuni considerati più bisognosi a beneficio di 12.000 agricoltori, 8000
piccoli produttori e 4000 organizzazioni. “L’importante è avanzare verso una
soluzione definitiva e integrale del problema dell’insicurezza alimentare e
nutrizionale, un ostacolo per lo sviluppo” ha detto il rappresentante europeo.
Anche il presidente Alvaro Colom, ha parlato di “problema strutturale, storico”
riferendosi alla crisi alimentare in corso, chiedendo già dall’Agosto scorso
aiuto alla comunità internazionale. Il bilancio ufficiale parla finora di 25
vittime, soprattutto bambini. [FB]
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Migliaia di civili sono stati
costretti alla fuga da una serie di attacchi del gruppo di ribelli nord-ugandesi
dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra) nella
regione sudanese del Western Equatoria. Lo ha reso noto in un rapporto
presentato oggi l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur)
precisando che gli attacchi risalgono al 12 e 13 Agosto nel distretto di Ezo,
nei pressi del confine con la Repubblica democratica del Congo. Secondo il
documento, un numero imprecisato di persone sarebbero state rapite e diverse
case bruciate nel corso delle violenze avvenute in due villaggi a pochi
chilometri dalla capitale regionale di Yambio, dove i ribelli avrebbero inoltre
saccheggiato case e negozi. A causa dell’insicurezza crescente, una trentina di
operatori umanitari dell’Unhcr sono stati evacuati dalla zona rimasta priva di
assistenza e aiuti, mentre da allora circa 5000 civili, tra cui donne e bambini,
sono fuggiti verso nord. Nei mesi scorsi, nella Provincia orientale congolese
era stata condotta un’operazione militare congiunta degli eserciti ugandese e
congolese con il contributo del Sud Sudan contro le basi Lra. L’offensiva era
stata decisa in seguito a una serie di cruente incursioni che andavano avanti
dallo scorso settembre e che, secondo stime dell’Onu, avevano causato almeno 900
vittime tra i civili e 200.000 sfollati.
[AdL]
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