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Nigeria

 

Nome: Sig. O
Età: 30 anni
Nazionalità: Nigeria
Stato civile: Coniugato

Storia personale
Il Sig. O. è nato in Nigeria, in una famiglia musulmana. Nel 1990, però, la sua famiglia ha deciso di convertirsi alla religione cristiana, decisione non da poco in un paese la cui popolazione appartiene per il 95% alla religione musulmana.
La famiglia paterna ha tentato in tutti i modi negli anni di convincere suo padre a ritornare a professare il credo musulmano. Dopo aver subito diverse minacce di morte, il padre, che aveva sempre rifiutato di ritornare ad essere musulmano, viene ucciso da un membro della sua stessa famiglia. Era il 1993, e il sig. O rimasto da solo con la madre e la sorella per viene mandato via dalla sua casa, che per tradizione spettava al resto della famiglia più numerosa. Il sig. O aiutato da una parrocchia cattolica ottiene un’abitazione per se, sua madre e sua sorella continuando intanto a lavorare nella falegnameria ereditata dal padre defunto.
Per sette anni la sua vita trascorse in maniera tranquilla.
Nel 2000, mentre era intento nel suo lavoro, il sig. O s’imbatte in una manifestazione di persone armate di bastoni e machete che gridavano “ no alla Sharia !”. Questi impongono ai negozianti di chiudere i negozi e unirsi al corteo. Anche il sig. O ha chiuso il suo negozio ed è rimasto li ad assistere alla manifestazione fino a quando all’improvviso violenti scontri tra musulmani e cristiani sono scoppiati lungo la strada. A quel punto il sig. O. preoccupato per la sorte di sua madre e sua sorella, è corso verso casa e nel tragitto, ferito ad una gamba da una scheggia di legno, viene soccorso da un conoscente che gli impedisce di avvicinarsi all’abitazione. E’ così che da lontano senza poterlo impedire, assiste all’incursione in casa di un gruppo di musulmani che prima bruciano l’abitazione uccidendo la sorella e poi ammazzano la madre a colpi di machete. Tutta la famiglia del sig. O viene così uccisa brutalmente davanti ai suoi occhi. Ormai rimasto solo, il sig. O unico superstite di una mattanza, grazie all’aiuto del conoscente che lo aveva tratto in salvo scappa in Liberia. In questo nuovo paese, vive di stenti dormendo in strada fino a quando non incontra Q., divenuta poi sua moglie.
Il sig. O ha vissuto in Liberia per tre anni, lavorando nella fattoria della famiglia di Q. che lei gestiva da sola dopo l’uccisione da parte dei ribelli dei suoi genitori. Il sig. O. sembrava finalmente tranquillo, con una moglie, un lavoro e in attesa di un figlio. Un giorno, era il mese di giugno del 2003, il sig. O. mentre era a lavoro, viene raggiunto da grida violente provenienti dalla strada, completamente coperta di sangue, unite a spari, abitazioni in fiamme e gente che spaventata fugge urlando e soprattutto sangue, tanto, lungo la strada. Era in corso un attacco ribelle del LURD, stavano compiendo una vera e propria strage e O. a quel punto decise di fuggire con la moglie Q. Durante la fuga un gruppo di ribelli tenta di costringere il sig. O ad unirsi a loro ma al suo rifiuto lo caricano, insieme a Q. su un camion conducendolo in un campo militare.
Durante la detenzione O. ha subito torture inaudite. I ribelli lo hanno legato e picchiato ripetutamente in modo violento. Una notte, approfittando dello stato di ebbrezza delle guardie ribelli, il sig. O e sua moglie riescono a fuggire dal campo e dopo alcuni giorni di viaggio nella foresta, senza cibo né acqua, hanno raggiunto il mare. Il sig. O e sua moglie, si sono imbarcati, senza conoscerne nemmeno la destinazione, su una barca dove stipati con altre persone hanno intrapreso un viaggio durato 4 giorni. Durante quel tempo O. ha visto cadere in mare molti dei passeggeri , rischiando a sua volta la morte, per le dure condizioni del viaggio. Il 13 giugno del 2003, il sig. O approda finalmente sulle coste italiane, precisamente a Lampedusa. Dall’isola viene trasferito ad Agrigento ed infine inviato a Roma dove il sig. O presenta richiesta d’asilo e per lui inizia un lungo viaggio, quello dell’attesa per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato
Il sig. O ha ottenuto lo status di rifugiato nell’aprile del 2005.

 

Tortura subita
- Sospensione
- Percosse ripetute

Conseguenze
- Insonnia
- Mal di testa
- Ansia
- Pensieri ricorrenti
- Incubi
- Depressione
Assistenza- Risultati
A causa delle torture e i maltrattamenti subiti, per il sig. O si sono rese necessarie cure mediche, oltre che supporto psicoterapeutico e riabilitazione psicosociale.
Grazie alle cure, il sig. O. ha visto significativi miglioramenti della sua salute anche se le cure dovranno proseguire.