REPUBBLICA DEMOCRATICA
DEL CONGO
Negli ultimi
due mesi si è avuta una forte escalation di violenza ad est del Paese a
seguito dell’avanzata dei ribelli del CNDP guidati da Laurent Nkunda
supportati dai Tutsi del Ruanda. Dopo i pesanti assalti alle basi
militari situate nel NORD KIVU, il CNDP dal 26 ottobre scorso ha
occupato Rutshuru arrivando fino alla capitale regionale Goma
dichiarando il cessate il fuoco il 29 ottobre.
Decine di migliaia di persone sono fuggite non appena l’esercito ha
abbandonato le posizioni nei pressi di Bukavu, dopo aver saccheggiato e
violentato i civili di Goma e dintorni mentre i campi profughi a
Rutshuru sono stati rasi al suolo.
Tra l’altro, Kinshasa accusa il governo di Kigali di aver effettuato
incursioni a supporto dei ribelli, Kigali ha negato il proprio
coinvolgimento mentre L’ONU confermava che le forze dell’
FDLR e altre milizie ruandese avevano combattuto al fianco delle truppe
ribelli congolesi.
Centinaia sono stati gli appelli affinché vengano intensificati gli
sforzi delle Nazioni Unite. Intanto diplomatici di Stati Uniti, Gran
Bretagna e Francia si sono riuniti dal 30 ottobre al 1 novembre con i
governi congolesi e ruandese; Il commissario UE Michel ha annunciato il
30 ottobre che Kabila e Kagame hanno accettato di partecipare al summit
regionale dell’Unione Africana già in programma.
Il Consiglio di Sicurezza ONU il 29 ottobre ha chiesto la cessazione dei
combattimenti e ha prorogato la decisione in merito all’aumento delle
truppe già dispiegate.
Altri combattimenti si sono avuti nella regione dell’ITURI, altra zona
“calda” del Paese, dove i ribelli ugandesi dell’LRA hanno continuato ad
attaccare i villaggi situati a nord est, provocando, secondo l’ONU, più
di 50 mila sfollati a partire da metà settembre.
SOMALIA
La violenza nel Paese
non si è fermata, con dozzine di uccisioni avvenute a Mogadiscio durante
il mese di ottobre,tra le quali un autista delle Nazioni Unite ucciso
nel porto di Merca. Scontri sono avvenuti in particolare tra le Corti
islamiche e il gruppoAl-Shabaab nei pressi di Mogadiscio mentre il
Kenya, il 9 ottobre, annunciava che formerà 10mila truppe somale per far
fronte alla minaccia di attacchi da parte delle Corti.
A Gibuti, il 26 ottobre
scorso il governo federale di transizione (TFG)e l’Alleanza per la
liberazione della Somalia (ARS) hanno i firmato un cessate il fuoco
dicendosi d’accordo sulla necessità della unità nazionale del governo,
che dipenderebbe però dal ritiro delle truppe etiopi a partire dai primi
mesi del 2009. . L’ opposizione etiope, tra l’altro ha accresciuto la
pressione sul governo affinché ritiri le truppe dalla Somalia, appello
rigettato dal primo ministro Meles Zenawi che preferisce rispettare i
tempi precedentemente concordati per il ritiro delle truppe.
Il TFG ha poi posto una serie di condizioni che l’IGAD - l’autorità
Intergovernativa sullo sviluppo- incontrata il 29 ottobre scorso-
dovrebbe rispettare.
Gli Stati Uniti hanno chiesto l’estensione del mandato del governo di
transizione che dovrebbe terminare entro i prossimi sei mesi.
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