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Newsletter novembre 2008

 

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
 

Negli ultimi due mesi si è avuta una forte escalation di violenza ad est del Paese a seguito dell’avanzata dei ribelli del CNDP guidati da Laurent Nkunda supportati dai Tutsi del Ruanda. Dopo i pesanti assalti alle basi militari situate nel NORD KIVU, il CNDP dal 26 ottobre scorso ha occupato Rutshuru arrivando fino alla capitale regionale Goma dichiarando il cessate il fuoco il 29 ottobre.
Decine di migliaia di persone sono fuggite non appena l’esercito ha abbandonato le posizioni nei pressi di Bukavu, dopo aver saccheggiato e violentato i civili di Goma e dintorni mentre i campi profughi a Rutshuru sono stati rasi al suolo.
Tra l’altro, Kinshasa accusa il governo di Kigali di aver effettuato incursioni a supporto dei ribelli, Kigali ha negato il proprio coinvolgimento mentre L’ONU confermava che le forze dell’
FDLR e altre milizie ruandese avevano combattuto al fianco delle truppe ribelli congolesi.
Centinaia sono stati gli appelli affinché vengano intensificati gli sforzi delle Nazioni Unite. Intanto diplomatici di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si sono riuniti dal 30 ottobre al 1 novembre con i governi congolesi e ruandese; Il commissario UE Michel ha annunciato il 30 ottobre che Kabila e Kagame hanno accettato di partecipare al summit regionale dell’Unione Africana già in programma.
Il Consiglio di Sicurezza ONU il 29 ottobre ha chiesto la cessazione dei combattimenti e ha prorogato la decisione in merito all’aumento delle truppe già dispiegate.
Altri combattimenti si sono avuti nella regione dell’ITURI, altra zona “calda” del Paese, dove i ribelli ugandesi dell’LRA hanno continuato ad attaccare i villaggi situati a nord est, provocando, secondo l’ONU, più di 50 mila sfollati a partire da metà settembre.

SOMALIA
 

La violenza nel Paese non si è fermata, con dozzine di uccisioni avvenute a Mogadiscio durante il mese di ottobre,tra le quali un autista delle Nazioni Unite ucciso nel porto di Merca. Scontri sono avvenuti in particolare tra le Corti islamiche e il gruppoAl-Shabaab nei pressi di Mogadiscio mentre il Kenya, il 9 ottobre, annunciava che formerà 10mila truppe somale per far fronte alla minaccia di attacchi da parte delle Corti.

A Gibuti, il 26 ottobre scorso il governo federale di transizione (TFG)e l’Alleanza per la liberazione della Somalia (ARS) hanno i firmato un cessate il fuoco dicendosi d’accordo sulla necessità della unità nazionale del governo, che dipenderebbe però dal ritiro delle truppe etiopi a partire dai primi mesi del 2009. . L’ opposizione etiope, tra l’altro ha accresciuto la pressione sul governo affinché ritiri le truppe dalla Somalia, appello rigettato dal primo ministro Meles Zenawi che preferisce rispettare i tempi precedentemente concordati per il ritiro delle truppe.
Il TFG ha poi posto una serie di condizioni che l’IGAD - l’autorità Intergovernativa sullo sviluppo- incontrata il 29 ottobre scorso- dovrebbe rispettare.
Gli Stati Uniti hanno chiesto l’estensione del mandato del governo di transizione che dovrebbe terminare entro i prossimi sei mesi.

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