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Le decisioni del Tribunale
Penale Internazionale per il genocidio in Ruanda del 1994
Il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda ha condannato
all'ergastolo il colonnello Theoneste Bagosora e ad altri due alti
ufficiali: Aloys Ntabakuze e Anatole Nsengiyumva. Gli imputati sono
stati riconosciuti colpevoli di «genocidio, crimini contro l'umanità e
crimini di guerra», per il massacro di 800.000 tutsi e hutu, compiuto
nel 1994.
Un'altra corte dello stesso Tribunale ha condannato a 20 anni Protais
Zigiranyirazo, cognato dell'ex presidente Habyarimana. Assolto, invece,
il generale Gradine Kabiligy. Bagosora è stato accusato di essere
l’artefice e l’ideatore dei massacri e di aver comandato le truppe e la
milizia hutu Interahamwe che si resero colpevoli dei massacri.
Il colonnello è stato arrestato in Camerun il 9 marzo 1996 e trasferito
al centro di detenzione della Corte di Arusha nel gennaio 1997. Il
processo ha avuto inizio il 2 aprile 2002. L’avvocato di Bagosora ha
presentato richiesta d’appello.
Il genocidio compiuto in Ruanda quattordici anni fa è stato uno dei più
cruenti dei tempi moderni, scatenato dalla morte del Presidente rwandese
Juvenal Habyarimana, di etnia hutu.
L’origine del genocidio è difficilmente comprensibile; Tutsi e Hutu
fanno parte dello stesso ceppo etnico e parlano la stessa lingua.
La comunità internazionale non seppe rispondere alla crisi umanitaria,
lo stesso Kofi Annan ammise il fallimento delle nazioni Unite in Ruanda.
Il genocidio terminò con la fine del Governo Hutu e la presa del potere,
nel luglio del 1994, da parte del Fronte Patriottico Ruandese.
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