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arifmedia
- Reportage
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PROGETTO DI UN
LABORATORIO FOTOGRAFICO
Con giovani Sahrawi nel campo profughi di El Ayoun,
deserto dell’Hammada,
Algeria.
UN PROGETTO DI:
DAVIDE FUSCO, EMILIANO SCATARZI E GIORGIO PALMERA
info@fotografisenzafrontiere.org
Tel. 348 5839436
FOTOGRAFI SENZA FRONTIERE
ONLUS
L’associazione Fotografi Senza Frontiere - ONLUS nasce con lo scopo
di aprire canali di comunicazione per le fasce sociali più
emarginate, quelle che in genere subiscono in maniera passiva la
comunicazione di massa con la sua rappresentazione dell’esistente
appiattita e spesso forviante. Fornendo loro i mezzi per raccontarsi
intendiamo lavorare sulla memoria e sulla rappresentazione del
presente incentrando l’attenzione sul loro punto di vista.
PRECEDENTI ESPERIENZE
Tra il 1997 e il 1998 è stato realizzato in Nicaragua grazie
all’appoggio dell’ONG Terra Nuova il progetto “Un paese visto con
gli occhi dei bambini”; un laboratorio fotografico con bambini
lavoratori del Nicaragua.
Il progetto nasceva nell’ambito di una collaborazione con il
Movimento di bambini, bambine e adolescenti lavoratori del Nicaragua
(Natras). E’ stato realizzato un primo laboratorio fotografico a
Managua, con ragazzi d’età compresa tra gli 11 e i 17 anni,
provenienti da varie regioni del paese. Un secondo laboratorio
fotografico è stato realizzato a Jinotega, con la collaborazione del
Club Infantil (organizzazione che aderisce al Movimento Natras e che
lavora con 250 minori: lavoratori delle campagne, lustrascarpe,
lavavetri, venditori di strada o nei mercati, lavoratrici
domestiche…).
I ragazzi, per una volta “registi” della loro storia, hanno
sperimentato un nuovo linguaggio con l’idea di autorappresentarsi e
mostrare alcuni aspetti della loro vita. Hanno acquisito, inoltre,
una possibile prospettiva di lavoro alternativo.
Oggi funzionano due piccoli laboratori artigianali di
sviluppo/stampa di foto (uno a Managua, l’altro a Jinotega)
autogestiti dagli stessi ragazzi che realizzano servizi fotografici
per riviste, matrimoni, feste comunitarie.
Questi stessi laboratori funzionano anche come base per la
formazione di altri giovani fotografi.
Il progetto è stato chiuso con la presentazione delle foto migliori
scelte dai giovani fotografi ed esposte in una mostra itinerante in
Nicaragua e all’estero, tali foto hanno dato vita alla pubblicazione
di un piccolo libro presentato dal Comune di Roma e distribuito
nelle scuole italiane. Lo scopo era sensibilizzare l’opinione
pubblica su alcuni aspetti non stereotipati dei bambini lavoratori
del Nicaragua.
Con l’associazione La Pandilla abbiamo realizzato vari laboratori di
comunicazione con minori disagiati in collaborazione con il Comune
di Roma, l’ARCI e la Regione Lazio. (Tali esperienze sono state
maturate dai fondatori prima di costituire l’associazione Fotografi
Senza Frontiere – ONLUS). |
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CENNI STORICI SUI SAHRAWI
Il popolo Sahrawi ha origine dall’incontro tra le native tribù
berbere e beduine del Sahara con i nomadi arabo-yemeniti arrivati
nella regione nord-africana nel XIII secolo. Fino al 1975 il popolo
Sahrawi viveva in un territorio chiamato Sahara Occidentale, in
quell’anno però Marocco e Mauritania occuparono quelle terre,
costringendoli a rifugiarsi nel deserto algerino per sfuggire al
genocidio. Iniziava così una guerra durissima destinata a durare
sedici anni. Dopo tre anni la Mauritania rinunciò al conflitto
ratificando un accordo di pace con il Fronte Polisario, ma il
Marocco raddoppiò il proprio sforzo bellico per mantenere il
controllo del Sahara Occidentale.
Quando nel 1991 l’ONU istituì una missione con lo scopo di
promuovere un referendum per consentire alla popolazione Sahrawi di
decidere se integrarsi con il Marocco o costituire uno stato
indipendente nel Sahara Occidentale, Marocco e Fronte Polisario
accettarono la tregua e fissarono il referendum per il Gennaio 1992.
Nonostante gli accordi, il Re del Marocco riesce di anno in anno a
rinviare la data delle votazioni, continuando una politica
annessionista degli insediamenti attraverso il trasferimento di
migliaia di nuovi coloni nei territori occupati.
Da 27 anni, 200.000 sahrawi sono costretti a vivere come profughi
nel deserto algerino dell’Hammada, una terra dura e priva di
risorse, che impone loro la dipendenza dagli aiuti umanitari.
Per maggiori informazioni consultare il sito:
www.saharawi.tsnet.it
UN LABORATORIO FOTOGRAFICO NEL SAHARA
Nel giugno 2002, insieme all’associazione GIOSEF e grazie
all’appoggio della Provincia di Roma, abbiamo realizzato un
laboratorio fotografico con adolescenti del popolo Sahrawi. Il fine
era quello di insegnargli ad utilizzare un mezzo di comunicazione
nuovo per tentare di costruire un percorso di auto-rappresentazione.
La fotografia offre dei vantaggi rispetto ad altre forme di
comunicazione: è istintiva e, stimolando il senso artistico, aiuta i
più timidi ad esprimersi liberamente. Inoltre ci permette di
“osservare” la realtà e non solo di vederla. Queste riflessioni sono
state l’anima del progetto: lasciare l’istinto e la creatività
liberi di raccontare ciò che spesso le parole non riescono ad
esprimere.
Abbiamo consegnato ad ogni coppia di allieve una macchina
fotografica professionale e costruito una camera oscura che ha
permesso alle ragazze di seguire tutto il processo della fotografia,
dallo scatto alla stampa finale.
Al laboratorio hanno partecipato 13 giovani donne e due assistenti
appartenenti al campo profughi di El Ayoun, che durante un mese di
lavoro teorico e pratico hanno realizzato una serie di bellissimi
reportage sulla situazione del loro popolo.
La novità di questi reportage è che sono, finalmente, la
rappresentazione visiva che i Sahrawi hanno di loro stessi e non un
servizio fotografico di un professionista filtrato dal suo
background culturale.
La mostra finale del laboratorio è stata presentata nei campi
profughi Sahrawi e in varie località italiane come supporto ad
altrettante conferenze ed eventi, tesi a sensibilizzare l’opinione
pubblica sulla loro situazione.
Il successo ottenuto dalla mostra e le sollecitazioni del gruppo di
allievi ci hanno spinto a lavorare alla realizzazione di un secondo
laboratorio con l’intento di costruire insieme ai ragazzi un libro
di fotografie e racconti interamente realizzato da loro.
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IL SECONDO LABORATORIO
Nel mese di Maggio 2003, grazie al lavoro dei volontari e
all’appoggio di privati e ditte che ci hanno sostenuto con le loro
donazioni, siamo riusciti a tornare nei campi Sahrawi.
Siamo stati accolti con grande entusiasmo, trovando il laboratorio
perfettamente funzionante e scoprendo che le allieve avevano
continuato a lavorare duro anche in nostra assenza con qualche
mancanza dal punto di vista tecnico, ma dandoci prova della loro
gran voglia d’imparare e di raccontarsi. In questa seconda fase del
progetto abbiamo continuato la formazione delle allieve e degli
assistenti che hanno partecipato al primo laboratorio, in modo da
renderli totalmente indipendenti nell’utilizzo delle attrezzature
fotografiche messe loro a disposizione. La metodologia non ha
previsto un insegnamento accademico, ma la continua partecipazione
delle ragazze al laboratorio, dalle fasi progettuali a quelle
operative.
Completare la formazione significa anche insegnare loro a
fotografare con uno scopo ben preciso, quindi abbiamo cominciato a
parlare della possibilità di realizzare un libro fotografico che,
corredato da una raccolta di fonti orali messa sotto forma di
racconti, potrà costituire un ottimo mezzo di diffusione della
memoria storica sahrawi. La proposta è stata accolta dal governatore
Khalil Sid Mhamed e dal gruppo di allieve che hanno cominciato
subito a raccogliere interviste, poesie e quant’altro utile a
realizzare il testo del libro, e continuato a “cercare” le
fotografie seguendo i temi scelti. Nella condizione di profugo, si
sa, viene perduta molto facilmente la memoria storica e con essa le
tradizioni popolari, ma è proprio nella carenza di cultura che
diventiamo manovrabili e vulnerabili. Per questo il lavoro che
stiamo svolgendo si sta rivelando tanto utile, perché consente a
loro di non dimenticare e a noi di conoscere da un punto di vista
nuovo, un popolo sfortunato di cui si è parlato troppo poco. |
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SCOPI E
TEMPI DEL PROGETTO
La testimonianza fotografica svolge un ruolo fondamentale
nell’ambito della comunicazione visiva, tanto più quando si vuole
favorire un confronto diretto tra culture diverse. La fotografia
diventa uno strumento per dialogare, molto efficace, per spiegare e
raccontare un popolo o un paese. Noi vogliamo che siano alcuni
giovani del popolo Sahrawi, nati e cresciuti nei campi profughi nei
pressi di Tindouf, in Algeria, a raccontarci la loro vita attraverso
immagini fotografiche che ci mostrino il loro punto di vista. Questo
comporta il coinvolgimento dei giovani allievi in un complesso
lavoro di ricerca e studio che li stimola a guardare la realtà che
li circonda con occhi diversi ed a riappropriarsi della memoria
storica.
La cultura e la conoscenza possono facilmente portare alla
comprensione e quindi alla tolleranza, elementi indispensabili per
abbattere i pregiudizi contro le persone con cultura differente e
per seminare le basi per una felice convivenza.
Intendiamo quindi:
Proseguire la formazione delle giovani allieve, finalizzando il
lavoro alla realizzazione di un libro fotografico che illustri la
vita nei campi Sahrawi attraverso gli occhi di chi è sempre vissuto
lì.
Migliorare il laboratorio di fotografia costruito nel campo di El
Ayoun, corredandolo dell’attrezzatura necessaria a risolvere il
problema della realizzazione di fotografie formato tessera per i
documenti.
Promuovere la conoscenza della storia e della cultura del popolo
Sahrawi in Italia ed in Europa, attraverso la realizzazione di una
mostra fotografica itinerante composta dalle opere migliori delle
giovani allieve, attraverso la commercializzazione del libro
realizzato, la pubblicazione di articoli su riviste periodiche e la
realizzazione di pagine web informative sul sito di Fotografi Senza
Frontiere onlus.
Sensibilizzare i bambini ed i giovani nelle scuole ai diritti dei
popoli e delle minoranze, ed ai valori della pace e del rispetto
reciproco.
Entro la fine dell’anno 2003 vogliamo realizzare il terzo ed ultimo
laboratorio nel campo di El Ayoun, completando la raccolta del
materiale fotografico e scritto utile alla realizzazione del libro
“Sabbia negli occhi – Memorie di un popolo: i Sahrawi si
raccontano”.
Durante l’anno 2004 vogliamo pubblicare il libro ed allestire la
mostra fotografica, programmando esposizioni nelle principali città
Italiane ed Europee.
Sempre durante l’anno 2004 realizzeremo campagne di
sensibilizzazione nelle scuole.
Allo scopo di promuovere la conoscenza del popolo Sahrawi, abbiamo
allestito una mostra con le fotografie realizzate dalle allieve
durante il primo laboratorio nei campi, Tale mostra è stata esposta
in alcune città italiane, riscuotendo un discreto successo. Abbiamo
inoltre pubblicato alcuni articoli, per parlare della loro
situazione, su periodici di diffusione nazionale quali Io donna,
Gulliver, Flair, Latinoamerica e tutti i sud del mondo.
Associazione
FOTOGRAFI SENZA FRONTIERE ONLUS
Pod. Valle Grottini 11 58010 SORANO (GR)
C.F. 91013600530 |
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