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NIGERIA

Scheda aggiornata dicembre 2006

 

Capitale: Abuja

Forma di Governo: Repubblica Federale

Capo di Stato e di Governo: Olusegun Obasanjo

 

Convenzione di Ginevra ratificata: 23/10/1967 prot. 02/05/1968

 

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Geografia e situazione socio economica

Territorio

Profilo demografico

Aspetti antropologici

Religione

Situazione economica

Contesto storico

Ultimi avvenimenti

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Rifugiati

 

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Geografia e situazione socio economica

 

 

 

Territorio

La Nigeria è un paese situato nell'Africa Occidentale e si affaccia sul Golfo di Guinea.  Confina a nord con il Niger, a nord est con il Ciad, a est con il Camerun e a ovest con il Benin.

Le città principali sono concentrate nelle pianure del sud mentre la parte centrale del paese è caratterizzata da colline e altipiani. Nelle regioni settentrionali sono presenti pianure aride che, nella zona del Niger, sono considerate a tutti gli effetti parte del deserto del Sahara. Un terzo del paese è occupato da boschi e foreste ed è caratterizzato da piogge abbondanti e venti atlantici nel periodo tra giugno e settembre.

 

Profilo demografico

La Nigeria, abitata da circa un quinto della popolazione del continente africano, è lo stato più popoloso dell'Africa. La popolazione è di 131,859,731 abitanti (dati 2006) con una crescita annua del 2.38%. Secondo l’ultima stima del 2006, la mortalità è del 16.94 ‰, mentre la mortalità infantile è del 97.14 ‰. La speranza di vita per gli uomini è di 46,52 anni mentre  per le donne è di 47,66 anni.

 

Aspetti antropologici

In Nigeria sono presenti circa 250 gruppi etnico-religiosi, che garantiscono al paese una notevole diversità culturale, di costumi, di lingue e di tradizioni.

I gruppi etnici principali sono gli  Hausa-Fulani (29%), gli Yoruba (21%), gli Igbo (18%), gli Ijaw (10%), i Kanuri (4%), gli Ibibio (3.5%), e i Tiv (2.5%). Mentre gli Hausa- Fulani godono di una maggiore influenza politica, gli Igbo, di religione cristiana, sono il gruppo etnico maggiormente presente nel sud-est del Paese.

 

Lingua

La conseguenza di un elevato numero di gruppi etnici comporta presenza di una grande diversità linguistica. Le lingue più diffuse sono l'hausa, lo yoruba, l'igbo e il fulani.

Gran parte della popolazione nigeriana, oltre alla lingua legata all’etnia di appartenenza, parla la lingua inglese. Tuttavia l’inglese viene utilizzato in una versione semplificata e definita comunemente  “Broken English” o “Pidgin English”.

 

Religione

In Nigeria la religione più diffusa è quella islamica, professata dal 50% della popolazione  (prevalentemente sunnita). I cristiani sono il 40%, mentre il restante 10% della popolazione segue i credi e le religioni tradizionali.

A partire dalla fine degli anni novanta da Kaduna, Katsina e Zamfara,stati del nord è partita un’ opera di islamizzazione incentrata sulla diffusione della sharia, la legge islamica. Nel paese esiste una grande correlazione tra la diverse religioni professate e l’appartenenza etnica. Nelle regioni del nord, abitate prevalentemente da Hausa-Fulani, la religione musulmana è la più diffusa, anche se è presente un significativo numero di cristiani concentrati soprattutto nei centri urbani; lo stesso accade nelle regioni centrali del Paese mentre nel sud ovest del Paese, dove vive la popolazione degli Yoruba, vi è una grande diffusione di innumerevoli culti tradizionali.

Nella parte orientale della Nigeria, abitata soprattutto dagli Igbo la maggioranza della popolazione è cattolica e metodista. La presenza di gruppi appartenenti a religioni differenti  in una stessa regione è spesso causa dei conflitti scoppiati in Nigeria.

 

Situazione economica

Nonostante le grandissime ricchezze naturali,in particolare il petrolio la Nigeria è uno dei venti stati più poveri del mondo. L'economia nigeriana dipende quasi del tutto dallo sfruttamento petrolifero e ciò ha causato una lentezza nel processo di diversificazione economica del paese. L’esportazione del petrolio rappresenta il 98% delle esportazioni totali nigeriane garantendo il 65% delle entrate totali del bilancio statale. Come sottolinea anche il rapporto pubblicato dallo UK Foreign and Commonwealth Office (FCO) nel dicembre 2004 la Nigeria “Come stato più popoloso dell’Africa e principale produttore di petrolio della regione sub-sahariana, ha un grosso potenziale economico non adeguatamente sfruttato”.

Nei 45 anni d'indipendenza il governo nigeriano non è stato, infatti, in grado di gestire efficacemente questa sua risorsa economica, subendo sempre le pressioni delle diverse compagnie petrolifere le quali si sono macchiate spesso di reati relativi alla violazione dei diritti umani. I giacimenti principali sono quelli di Kokori, Isoko, Eriemu Egbomo, Asso, Korokoro. L’estrazione e la produzione del petrolio è controllata in gran parte da industrie multinazionali straniere, tra le quali l’ENI, la Shell, la Chevron che detengono consistenti partecipazioni nella NNPC (Nigerian National Petroleum Corporation). Inoltre sono importanti per l’economia nigeriana i giacimenti di gas naturale situati nel sud-est del Paese così come quelli di carbone e stagno. Il gas, risorsa naturale anch’essa estremamente commerciabile, è sfruttata grazie a due gasdotti che collegano le aree di estrazione alla centrale termica di Afam e alla zona industriale di Trans Amadi, e l’area di Imo alla centrale di Alba.

A causa dell’aumento demografico la produzione agricola riesce a soddisfare soltanto  2/3 delle richieste nazionali di prodotti alimentari. Sette persone su dieci vivono infatti al limite della soglia di povertà e affrontano quotidianamente disagi provocati in gran parte dalla malnutrizione. Per questo motivo la Nigeria, da sempre Paese esportatore di prodotti agricoli, è ormai costretto ad importare i generi alimentari necessari al sostentamento della popolazione. Nelle regioni settentrionali si coltivano il sorgo e il miglio mentre in tutto il Paese è diffusissima la coltivazione di riso, mais e manioca tutti prodotti destinati all’auto-consumo. I prodotti destinati in parte anche all’esportazione sono il cacao, la palma oleifera e l’arachide. Il settore agricolo è infine caratterizzato dalla produzione di olio di palma, cocco, agrumi, cassava, yam e canna da zucchero.

L’allevamento è una pratica diffusa soprattutto nelle regioni settentrionali dove vivono le  popolazioni nomadi o seminomadi dei Fulani.

Nell’ottobre del 2005, il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un piano economico rivolto alla Nigeria e nel dicembre dello stesso anno gli Stati Uniti e sette nazioni del “Paris Club” hanno firmato un accordo per la riduzione del debito nigeriano.

La Nigeria è l’unico paese africano membro dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio).

Nonostante negli ultimi anni siano state adottate una serie di misure volte a migliorare le condizioni del Paese e modernizzare il sistema economico attraverso la privatizzazione di alcuni settori chiave del comparto produttivo, i problemi da affrontare restano molti.  L’indice di povertà continua ad essere significativo (reddito medio annuo pro-capite inferiore a 500 euro) e la corruzione molto diffusa. Inoltre le tensioni e i conflitti tra gruppi etnici, comunità e tribù differenti, gli alti tassi di criminalità e i forti contrasti tra musulmani e cristiani aumentano il  livello di insicurezza nel Paese che ostacola la crescita economica e gli investimenti stranieri.

 

 

Fonti

 -Calendario Atlante de Agostini 2006

- ILO -International Labor Organization

- International Religious Freedom Report 2005

- War News "Nigeria" in Schede Conflitto- 2006 - www.warnews.it

- Peace Reporter, "Nigeria" in Mappamondo  2006 - www.peacereporter.net

- UK Foreign and Commonwealth Office, “Nigeria” rapporto 2006

 

Contesto storico

 

 

 

Terminati i 600 anni dell'impero di Karem-Bornu, la Nigeria entra nel secolo della rivoluzione industriale sotto il controllo dei paesi Europei che iniziano nel XIX secolo la loro spinta espansionistica in Africa per lo sfruttamento delle risorse minerarie ed agricole. Nel 1901 l'Inghilterra istituisce in Nigeria il proprio protettorato amministrando il nord e il sud del Paese come due distinte colonie. Nel 1914 il paese venne unificato senza tuttavia ricevere dall’Inghilterra un sostegno adeguato a tale cambiamento.

L'indipendenza fu sancita il 1 ottobre del 1960 e appena sei anni dopo, nel 1966, il sogno di un paese unito e democratico fu interrotto dallo scoppio della guerra civile e di colpi di stato. Fu nel 1966, infatti, che  le popolazioni Igbo, abitanti del sud-est del paese, tentarono un colpo di stato a danno degli Hausa-Fulani residenti nel nord della Nigeria.

Il colpo di stato fallì e il potere cadde nelle mani del generale Thomas Aguibi-Ironsi. Sei mesi più tardi, sempre nel 1966, un’altro golpe portò al potere il generale Yakubu Gowon mentre nel paese si stava consumando la prima guerra civile che vedeva le popolazioni del nord attaccare quelle del sud provocando in pochi mesi oltre 50.000 morti.

Nel maggio 1967 il colonnello Emeka Odumegwu-Ojukwu, non accettando l'autorità di Gowon, istituì la Repubblica Indipendente del Biafra, scatenando una guerra civile che durerà più di tre anni causando la morte di oltre un milione di persone.

I colpi di stato hanno caratterizzato la storia nigeriana per tutti gli anni '70, ma  le tensioni divennero sempre più esplosive quando nel 1987 gli stati del nord richiesero al governo di imporre la legge islamica nel paese nonostante ormai la popolazione islamica sia inferiore al 50%. Il governo cederà alle pressioni introducendo, nel 1988, la Sharia -la legge islamica- nel nord della Nigeria.

Nell'aprile del 1990 dopo l'ennesimo tentativo di colpo di stato gli scontri religiosi ripresero più violenti che mai. Tra il 1990 e il 1993, 3000 persone persero la vita a causa dei conflitti nel Paese.

La convivenza quotidiana della popolazione musulmana e cristiana continua a rappresentare tuttora un terreno fertile per tensioni e conflitti e violenza inter-etnici.

 

Ultimi avvenimenti

 

 

 

Dall’inizio del 2006, per la Nigeria è iniziata una nuova era di profonda instabilità. Nella regione nel Delta del Niger, continuano a verificarsi scontri. Questa regione è considerata la “miniera d’oro” del paese,comprendendo un’area nella quale vengono estratti 2,4 milioni di barili di petrolio al giorno.

I Mend (Il Movimento per la Liberazione del Delta del Niger), nuovo gruppo armato che sostiene di lottare per lo sviluppo della regione del Delta e dei suoi abitanti, si è reso responsabile di atti ribelli quali sabotaggi alle centrali petrolifere in particolare nella zona di Diobu, nel villaggio di Ilabuchi. Nel mese di giugno 2006 ha attaccato due piattaforme petrolifere a largo delle coste nigeriane e ha organizzato il sequestro di alcuni impiegati nelle multinazionali petrolifere poi rilasciati. Tra i rapiti vi è stato anche il caso di un tecnico italiano sequestrato alla fine di agosto e rilasciato dopo una settimana. Il sequestro, come in altri casi, è avvenuto a Port Harcourt, città principale della regione,  ad opera di uomini armati. I diversi gruppi separatisti presenti nella regione rivendicano, tra l’altro, una maggiore partecipazione alla divisione degli introiti derivanti dalle attività estrattive. Accusano le compagnie petrolifere multinazionali presenti nel Paese di sfruttare le ingenti risorse energetiche nigeriane senza contribuire, in modo adeguato, al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. In seguito al rilascio di alcuni stranieri sequestrati, un portavoce del gruppo etnico Ijaw ha rilasciato un comunicato rivolto ai gruppi ribelli in cui suggerisce di abbandonare forme di protesta violente che mettono in cattiva luce la popolazione del Niger che preferisce forme di protesta pacifiche per la rivendicazione dei propri diritti.

Mentre proseguono gli attacchi dei gruppi di resistenza nella regione del Delta del Niger, lo scenario politico nigeriano attraversa attualmente una fase particolarmente delicata, nel 2007 infatti sono previste le prossime elezioni presidenziali.

Dopo le ultime elezioni del 2003, che hanno visto trionfare il presidente Olesegun Obasanjo (ex generale dell’esercito già vincitore delle consultazioni del 1999, le prime dopo 15 anni di regimi non democratici), il popolo nigeriano tornerà alle urne nell’ aprile 2007.

Durante gli otto anni di governo Obasanjo, grazie alla conclusione di accordi economici e commerciali con diversi Paesi europei e asiatici, la Nigeria ha ottenuto risultati importanti in politica estera, divenendo tra l’altro, uno dei partner extra-europei più importanti degli Stati Uniti in materia di sicurezza e anti-terrorismo.

La situazione politica interna è divenuta particolarmente delicata dal 16 maggio scorso, quando il Senato nigeriano ha bocciato un emendamento alla Costituzione che se accolta avrebbe permesso ad Obasanjo di ripresentarsi per un terzo mandato. Non è difficile immaginare che Obasanjo  continuerà a giocare un ruolo determinante nella politica nazionale. E lo ha già dimostrato, riuscendo ad imporre il candidato destinato a succedergli. Al termine della convenzione del Pdp, tenutasi nella capitale Abuja, i 5.000 delegati infatti hanno votato in grande maggioranza Umaru Musa Yar’Adua, governatore dello Stato di Katsina, nel nord del paese.

Non sono mancate le contestazioni. Molti delegati hanno lasciato la Eagle Square, prima ancora di conoscere l’esito dello spoglio dei voti.

Il principale gruppo di opposizione, il Partito di tutto il popolo nigeriano, che nelle elezioni del 2003 ottenne il 32% dei voti, punta, ancora una volta, sul generale Muhamad Buhari (musulmano hausa, salì al poter con il colpo di stato del 1° gennaio 1984, ma fu defenestrato dal generale Ibrahim Babangida nell’agosto 1985) che, convinto sostenitore degli interessi del nord musulmano e fra i principali sostenitori del ruolo chiave della  Sharia nel sistema giuridico nigeriano, è appoggiato da alcune comunità del nord appartenenti all’etnia degli Hausa. Un altro candidato è l’ex governatore dello Stato di Lagos, Mohamed Buba Marwa. Appartenente a una componente etnica minoritaria del nord della Federazione, Marwa ha conseguito buoni risultati come capo dell’amministrazione di uno degli Stati interni più importanti della nazione, dimostrandosi nell’opinione di diversi intellettuali nigeriani particolarmente attento ai temi della giustizia e della solidarietà sociale, favorevole alla collaborazione inter-etnica, religiosa e tribale.

L’ex colonnello Odumegwu-Ojukwu (che guidò il fallito tentativo di secessione del Biafra

nella guerra civile 1967-70), infine, parteciperà alle elezioni presidenziali del prossimo anno come candidato della ‘Grande Alleanza di tutti i Progressisti’ (Apga).

La Nigeria resta un paese fragile, nonostante  il processo di crescita e stabilizzazione  intrapreso e le prossime elezioni di aprile saranno un’importante occasione per garantire un governo solido che favorisca politiche volte alla crescita del paese. La fase di successione  rappresenterà un periodo particolarmente delicato, in cui non si può escludere che i precari equilibri di potere raggiunti finora fra comunità, etnie e tribù possano essere nuovamente compromessi da lotte intestine per la conquista del potere e dalla obiettiva difficoltà di controllare in modo concertato le forti tensioni economico-sociali interne.

In particolare, è possibile che la situazione del Delta del Niger possa causare ulteriori tensioni a causa di un’eventuale elezione di un candidato del nord che risulti particolarmente sgradito ai vari movimenti separatisti attivi nella regione del Delta. Tuttavia, si può sostenere la probabilità che le forze del nord appoggeranno il candidato più moderato che garantisca maggiori garanzie anche alla popolazione del sud. Nel frattempo non resta che attendere quali sviluppi ci saranno nei prossimi mesi, con la consapevolezza che essi rivestiranno un’importanza cruciale non solo sul piano interno, ma anche su quello regionale e internazionale. La stabilità politico-istituzionale della Nigeria è divenuta quanto mai fondamentale non solo per normalizzare la situazione del Delta del Niger, ma anche per contribuire alla risoluzione di diverse crisi in atto nel continente africano e salvaguardare un’area rilevante per l’approvvigionamento energetico mondiale

 

Diritti umani

 

 

L'instabilità politica ed economica della Nigeria ha determinato una situazione di continua violazione dei diritti umani. Lo stesso governo, è autore di violenze, torture ed uccisioni a danno della popolazione civile alle quali si aggiunge il continuo conflitto intestino tra i diversi gruppi etnici che nel corso degli anni ha provocato milioni di morti.

Il governo nigeriano applica da sempre discriminazioni nei confronti dei gruppi etnici considerati "inferiori" giustificando indirettamente le azioni di violenza di alcuni gruppi su altri. Le forze di sicurezza hanno commesso uccisioni e saccheggiato intere comunità in un clima di completa impunità. Nel 2006 è stato pubblicato  un rapporto della Commissione d’Inchiesta sulle violazioni dei Diritti Umani, meglio conosciuta come “Oputa Panel” sulle indagini relative alle violazioni dei diritti umani commesse tra il 1966 e il 1999

 

Libertà di espressione

Direttori e giornalisti di quotidiani, difensori dei diritti umani, operatori umanitari, stranieri sono tutte categorie a rischio sottoposti a vessazioni e violenze, spesso arrestati e condannati senza processo.

Nel 1993 il Governo del generale Sani Abachi sospese le garanzie civili, torturando, uccidendo, imprigionando e facendo scomparire gli oppositori politici, nel 1999 dopo la morte di Abachi, le garanzie civili vennero reintrodotte ma le ritrovate libertà politiche vennero accompagnata da aggressioni di massa e violenze interetniche.

 

Conflitto nel Delta del Niger

La regione del Delta del Niger è da tempo teatro di scontri tra i membri di diversi gruppi etnici, che si contendono il potere politico ma in particolare quello economico, e tra le milizie e le forze di sicurezza inviate inizialmente per ristabilire la sicurezza.

Motivo principale degli scontri rimane la lotta per il controllo dei giacimenti di petrolio

La violenza si è diffusa, nel corso degli ultimi anni in particolare a causa della proliferazione di armi  di piccolo calibro problema che, in questa regione è particolarmente sentito.

I civili restano vulnerabili agli attacchi delle milizie ma anche delle bande criminali e delle stesse forze di sicurezza. Le compagnie petrolifere non rendono spesso pubblici tali abusi causati a volte dalla loro stessa negligenza.

La popolazione della regione inoltre subisce anche danni per le fuoriuscite di petrolio e gas che continuano a  causare ingenti danni all’ambiente, all’agricoltura e alla salute  costringendo migliaia di abitanti della zona ad allontanarsi.

La comunità Iwerekan che vive  nel Delta, ha dimostrato dinanzi alla Corte come  il gas derivante dai fuochi per l’estrazione del petrolio grezzo viola il loro diritto alla vita, ad un ambiente salutare e  la loro dignità.

Nnimmo Bassey, direttore dell’Environmental Rights Action,

gruppo ambientalista nigeriano ha dichiarato all’Agenzia Reuters che “La corte ha tenuto conto di tutti i punti espressi dalla comunità locale”. Una sentenza emanata da un giudice nigeriano infatti  ha sostenuto che “le eruzioni di gas naturale prodotte dalle estrazioni delle compagnie di petrolio sul delta del fiume Niger violano i  diritti umani della popolazione locale e dovrebbero essere fermate”.

A difendere le rivendicazioni degli abitanti del sud del Paese e della regione del Delta in particolare vi è la Coalizione dei giovani del Delta del Niger (Ndyc), una organizzazione sociale politicamente influente, che ha dichiarato in più occasioni  la propria insoddisfazione per l’’azione politica di Obasanjo nei confronti delle regioni meridionali del Paese.

Il governo nigeriano ha posto il 2008 come data limite per estinguere le eruzioni di gas naturale, incoraggiando le compagnie ad esportare il gas.

La Shell, nel maggio scorso, ha dichiarato che non riuscirà a rispettare il limite del 2008 ma porrà fine alle eruzioni nel 2009.

 

 

Violenza sulle donne

L'istituzione della Sharia, la legge islamica, ha determinato la diminuzione della tutela della donna. La violenza di genere include violenza sessuale, violenza domestica , mutilazioni genitali oltre che matrimoni forzati, situazioni che si perpetrano costantemente in Nigeria, dove quotidianamente le donne vengono stuprate o fatte oggetto di altre forme di violenza sessuale sia da parte di agenti governativi sia dai loro partner.

Quasi i 2/3 delle donne di determinati gruppi etnici sono vittime di violenza domestica.

Nonostante i dati allarmanti non esiste in Nigeria alcuna tutela per i diritti delle donne,e il  governo federale tuttora non ha modificato le leggi discriminatorie per conformarle alla Carta Africana dei Diritti Umani e dei popoli sui diritti delle donne in Africa, così come richiesto dalle autorità internazionali.

Le prime leggi statale in materia di violenza domestica sono state approvate negli stati di Ebonyi e Cross River, mentre nello stato di Lagos l’approvazione di queste leggi procede lentamente.

 

 

Abusi della polizia

Nella maggior parte degli stati sud orientali della Nigeria le istituzioni finanziano i gruppi di vigilanza attivi nel paese, conosciuti come il “Servizio di vigilanza dello Stato di Anambra”. Nell’agosto 2006, 32 persone sono morte dopo essere stati catturati dai Bakassi Boys. Altri gruppi di vigilantes continuano a detenere e uccidere persone sospettate di crimini. La polizia non riesce ad emarginare il fenomeno e spesso tali abusi restano impuniti. I criminali sospettati di praticare il  "necklacing”  vengono spesso bruciati  dopo essere stati strangolati con un fazzoletto imbevuto di benzina.

 

Sharia

A marzo 2004 lo Speciale Rapporteur delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di credo ha confermato le preoccupazioni per le violazioni dovute in particolare alla pena di morte divenuta  obbligatoria in seguito all’introduzione della legge islamica.

Sono diverse infatti  le sentenze emesse dai tribunali della Sharia del nord soprattutto contro alcuni difensori dei diritti umani.

L'applicazione della legge islamica da parte dei tribunali del nord ha provocato un forte peggioramento riguardante la violazione dei diritti umani. Le Corti Penali della Sharia emettono condanne che oltre alla pena di morte prevedono punizioni corporali crudeli e inumane, tra le quali, l'amputazione delle mani per furto e il consumo d'alcool.

 

Espropri forzati

L’espropriazione forzata di massa è un’altra violazione operata del governo nigeriano con la complicità delle compagnie petrolifere. Migliaia di persone sono state private della casa senza preavviso o risarcimento.

Solo nell'aprile 2006 circa 3.000 residenti sono stati sfrattati, dopo un’azione che ha visto la polizia usare gas lacrimogeni e malmenare i residenti. Tra gli edifici demoliti ci sono anche scuole e ospedali. Coloro che si oppongono a questa violenza e al potere dei signori del petrolio sono perseguitati politicamente e legalmente. Oltretutto sono poche le vittime che hanno la possibilità di accedere alle corti a causa dei costi e per i tempi processuali.

 

Fonti:

-     Human Rights Watch "Country Summary" - gennaio 2006 - www.hrw.org

-          Peace Reporter "Nigeria" in Mappamondo - 2006 - www.peacereporter.net

-          Amnesty International "Nigeria: report 2005" - 2005 - http://web.amnesty.org

-          Amnesty International "Nigeria" - 2006 - www.amnesty.it

-          Amnesty International "Nigeria: unheard voice. Violence against womwn in the family" - 2005 - http://web.amnesty.org

-          Amnesty International "Nigeria: ten years on. Injustice and viloence haunt the oil Delta" - 2005 - http://web.amnesty.org

-          Human Rights Watch "Abuses in Nigeria di Steve Crawshaw dal The Guardian" - 2006 - www.hrw.org

-          Human Rights Watch " Nigeria: indigeneity policies marginalize" - 2006 - www.hrw.org

 

Rifugiati

 

 

Il conflitto interetnico, la violenza condotta dallo stato e l'assenza di una politica che tuteli i diritti umani della popolazione spingono ogni anno un numero elevato di nigeriani a fuggire dal proprio  paese. Solo nel 2003, 100.000 persone avevano abbandonato le loro case.

Circa 39.000 nigeriani sono rifugiati o richiedenti asilo. Di questi 17.000 si trovano in Camerun e 22.000 nelle città più industrializzate del Sud Africa.

Nel 2005 il Camerun e la Nigeria hanno stipulato un accordo, in collaborazione con l'UNHCR, per il rimpatrio volontario di 17.000 rifugiati nigeriani.

Sotto l'egida dell'ONU, che ha accertato le ottime condizioni in cui il rimpatrio si è svolto, 12.500 rifugiati sono ritornati nel loro paese e nel 2006 altri 2.500 sono tornati in Nigeria.

Altri 1.000 richiedenti asilo nigeriani sono stati rimpatriati forzatamente dal Marocco dopo aver vissuto clandestinamente alcuni anni nelle foreste marocchine.

La Nigeria a sua volta accoglie rifugiati nonostante più volte l'UNHCR abbia dichiarato l'inaffidabilità del Governo e l'assenza totale di controllo e di protezione all'interno dei campi profughi. Una dimostrazione di tale inaffidabilità è la pratica illegale di estorcere denaro ai richiedenti asilo per ottenere documenti a cui avrebbero diritto gratuitamente o gli arresti arbitrari e senza processo di stranieri privi di documento di riconoscimento.

I campi profughi sono localizzati nel sud del paese nella zona di Ogun State dove da alcuni anni nel campo Oru si trovano 7.000 rifugiati provenienti dalla Liberia, dalla Sierra Leone, dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Chad e dal Sudan.

 

Fonti:

-          U.S. Committee for refugees and immigrants - "World Refugee Survey" in Investigate - 2006 - www.refugees.org

-          U.S. Committee for refugees and immigrants - "World Refugee Survey: Country Report" - 2004 - www.refugees.org

-          UNHCR - "Global Appeal 2006: West Africa" - 2006 - www.unhcr.org

-          Human Rights Watch "Nigeria: detain Taylor immediately" - 2006 - www.hrw.org