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Geografia e situazione
socio economica
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Territorio
La
Nigeria è un paese situato nell'Africa Occidentale e si affaccia sul
Golfo di Guinea. Confina a
nord con il Niger, a nord est con il Ciad, a est con il Camerun e a
ovest con il Benin.
Le
città principali sono concentrate nelle pianure del sud mentre la parte
centrale del paese è caratterizzata da colline e altipiani. Nelle
regioni settentrionali sono presenti pianure aride che, nella zona del
Niger, sono considerate a tutti gli effetti parte del deserto del
Sahara. Un terzo del paese è occupato da boschi e foreste ed è
caratterizzato da piogge abbondanti e venti atlantici nel periodo tra
giugno e settembre.
Profilo
demografico
La
Nigeria, abitata da circa un quinto della popolazione del continente
africano, è lo stato più popoloso dell'Africa. La popolazione
è di 131,859,731 abitanti (dati 2006) con una crescita annua del 2.38%.
Secondo l’ultima stima del 2006, la mortalità è del 16.94 ‰,
mentre la mortalità infantile è del 97.14 ‰. La speranza di vita per
gli uomini è di 46,52 anni mentre per
le donne è di 47,66 anni.
Aspetti
antropologici
In
Nigeria sono presenti circa 250 gruppi etnico-religiosi, che
garantiscono al paese una notevole diversità culturale, di costumi, di
lingue e di tradizioni.
I
gruppi etnici principali sono gli Hausa-Fulani
(29%), gli
Yoruba (21%), gli Igbo (18%), gli Ijaw (10%), i Kanuri (4%), gli
Ibibio (3.5%), e i Tiv (2.5%). Mentre
gli Hausa- Fulani godono di una maggiore influenza politica, gli Igbo,
di religione cristiana, sono il gruppo etnico maggiormente presente nel
sud-est del Paese.
Lingua
La
conseguenza di un elevato numero di gruppi etnici comporta presenza di
una grande diversità linguistica. Le lingue più diffuse sono l'hausa,
lo yoruba, l'igbo e il fulani.
Gran
parte della popolazione nigeriana, oltre alla lingua legata all’etnia
di appartenenza, parla la lingua inglese. Tuttavia l’inglese viene
utilizzato in una versione semplificata e definita comunemente “Broken English” o “Pidgin English”.
Religione
In
Nigeria la religione più diffusa è quella islamica, professata dal 50%
della popolazione (prevalentemente
sunnita). I cristiani sono il 40%, mentre il restante 10% della
popolazione segue i credi e le religioni tradizionali.
A
partire dalla fine degli anni novanta da Kaduna, Katsina e Zamfara,stati
del nord è partita un’ opera di islamizzazione incentrata sulla
diffusione della sharia, la legge islamica. Nel
paese esiste una grande correlazione tra la diverse religioni professate
e l’appartenenza etnica. Nelle regioni del nord, abitate
prevalentemente da Hausa-Fulani, la religione musulmana è la più
diffusa, anche se è presente un significativo numero di cristiani
concentrati soprattutto nei centri urbani; lo stesso accade nelle
regioni centrali del Paese mentre nel sud ovest del Paese, dove vive la
popolazione degli Yoruba, vi è una grande diffusione di innumerevoli
culti tradizionali.
Nella
parte orientale della Nigeria, abitata soprattutto dagli Igbo la
maggioranza della popolazione è cattolica e metodista. La presenza di
gruppi appartenenti a religioni differenti
in una stessa regione è spesso causa dei conflitti scoppiati in
Nigeria.
Situazione
economica
Nonostante
le grandissime ricchezze naturali,in particolare il petrolio la Nigeria
è uno dei venti stati più poveri del mondo. L'economia nigeriana
dipende quasi del tutto dallo sfruttamento petrolifero e ciò ha causato
una lentezza nel processo di diversificazione economica del paese.
L’esportazione del petrolio rappresenta il 98% delle esportazioni
totali nigeriane garantendo il 65% delle entrate totali del bilancio
statale. Come sottolinea anche il rapporto pubblicato dallo UK Foreign
and Commonwealth Office (FCO) nel dicembre 2004 la Nigeria “Come stato
più popoloso dell’Africa e principale produttore di petrolio della
regione sub-sahariana, ha un grosso potenziale economico non
adeguatamente sfruttato”.
Nei
45 anni d'indipendenza il governo nigeriano non è stato, infatti, in
grado di gestire efficacemente questa sua risorsa economica, subendo
sempre le pressioni delle diverse compagnie petrolifere le quali si sono
macchiate spesso di reati relativi alla violazione dei diritti umani. I
giacimenti principali sono quelli di Kokori, Isoko, Eriemu Egbomo, Asso,
Korokoro. L’estrazione e la produzione del petrolio è controllata in
gran parte da industrie multinazionali straniere, tra le quali l’ENI,
la Shell, la Chevron che detengono consistenti partecipazioni nella NNPC
(Nigerian National Petroleum Corporation). Inoltre sono importanti per
l’economia nigeriana i giacimenti di gas naturale situati nel sud-est
del Paese così come quelli di carbone e stagno. Il gas, risorsa
naturale anch’essa estremamente commerciabile, è sfruttata grazie a
due gasdotti che collegano le aree di estrazione alla centrale termica
di Afam e alla zona industriale di Trans Amadi, e l’area di Imo alla
centrale di Alba.
A
causa dell’aumento demografico la produzione agricola riesce a
soddisfare soltanto 2/3
delle richieste nazionali di prodotti alimentari. Sette persone su dieci
vivono infatti al limite della soglia di povertà e affrontano
quotidianamente disagi provocati in gran parte dalla malnutrizione. Per
questo motivo la Nigeria, da sempre Paese esportatore di prodotti
agricoli, è ormai costretto ad importare i generi alimentari necessari
al sostentamento della popolazione. Nelle regioni settentrionali si
coltivano il sorgo e il miglio mentre in tutto il Paese è diffusissima
la coltivazione di riso, mais e manioca tutti prodotti destinati
all’auto-consumo. I prodotti destinati in parte anche
all’esportazione sono il cacao, la palma oleifera e l’arachide. Il
settore agricolo è infine caratterizzato dalla produzione di olio di
palma, cocco, agrumi, cassava, yam e canna da zucchero.
L’allevamento
è una pratica diffusa soprattutto nelle regioni settentrionali dove
vivono le popolazioni
nomadi o seminomadi dei Fulani.
Nell’ottobre
del 2005, il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un piano
economico rivolto alla Nigeria e nel dicembre dello stesso anno gli
Stati Uniti e sette nazioni del “Paris Club” hanno firmato un
accordo per la riduzione del debito nigeriano.
La
Nigeria è l’unico paese africano membro dell’OPEC (Organizzazione
dei Paesi esportatori di petrolio).
Nonostante
negli ultimi anni siano state adottate una serie di misure volte a
migliorare le condizioni del Paese e modernizzare il sistema economico
attraverso la privatizzazione di alcuni settori chiave del comparto
produttivo, i problemi da affrontare restano molti. L’indice di povertà continua ad essere significativo
(reddito medio annuo pro-capite inferiore a 500 euro) e la corruzione
molto diffusa. Inoltre le tensioni e i conflitti tra gruppi etnici,
comunità e tribù differenti, gli alti tassi di criminalità e i forti
contrasti tra musulmani e cristiani aumentano il livello
di insicurezza nel Paese che ostacola la crescita economica e gli
investimenti stranieri.
Fonti
-Calendario
Atlante de Agostini 2006
-
ILO -International Labor Organization
-
International Religious Freedom Report 2005
-
War
News "Nigeria" in Schede Conflitto- 2006 - www.warnews.it
-
Peace Reporter, "Nigeria" in Mappamondo 2006 - www.peacereporter.net
-
UK Foreign and Commonwealth Office, “Nigeria” rapporto 2006
Terminati
i 600 anni dell'impero di Karem-Bornu, la Nigeria entra nel secolo della
rivoluzione industriale sotto il controllo dei paesi Europei che
iniziano nel XIX secolo la loro spinta espansionistica in Africa per lo
sfruttamento delle risorse minerarie ed agricole. Nel 1901 l'Inghilterra
istituisce in Nigeria il proprio protettorato amministrando il nord e il
sud del Paese come due distinte colonie. Nel 1914 il paese venne
unificato senza tuttavia ricevere dall’Inghilterra un sostegno
adeguato a tale cambiamento.
L'indipendenza
fu sancita il 1 ottobre del 1960 e appena sei anni dopo, nel 1966, il
sogno di un paese unito e democratico fu interrotto dallo scoppio della
guerra civile e di colpi di stato. Fu nel 1966, infatti, che le popolazioni Igbo, abitanti del sud-est del paese, tentarono
un colpo di stato a danno degli Hausa-Fulani residenti nel nord della
Nigeria.
Il
colpo di stato fallì e il potere cadde nelle mani del generale Thomas
Aguibi-Ironsi. Sei mesi più tardi, sempre nel 1966, un’altro golpe
portò al potere il generale Yakubu Gowon mentre nel paese si stava
consumando la prima guerra civile che vedeva le popolazioni del nord
attaccare quelle del sud provocando in pochi mesi oltre 50.000 morti.
Nel
maggio 1967 il colonnello Emeka Odumegwu-Ojukwu, non accettando
l'autorità di Gowon, istituì la Repubblica Indipendente del Biafra,
scatenando una guerra civile che durerà più di tre anni causando la
morte di oltre un milione di persone.
I
colpi di stato hanno caratterizzato la storia nigeriana per tutti gli
anni '70, ma le tensioni
divennero sempre più esplosive quando nel 1987 gli stati del nord
richiesero al governo di imporre la legge islamica nel paese nonostante
ormai la popolazione islamica sia inferiore al 50%. Il governo cederà
alle pressioni introducendo, nel 1988, la Sharia -la legge islamica- nel
nord della Nigeria.
Nell'aprile
del 1990 dopo l'ennesimo tentativo di colpo di stato gli scontri
religiosi ripresero più violenti che mai. Tra il 1990 e il 1993, 3000
persone persero la vita a causa dei conflitti nel Paese.
La
convivenza quotidiana della popolazione musulmana e cristiana continua a
rappresentare tuttora un terreno fertile per tensioni e conflitti e
violenza inter-etnici.
Dall’inizio
del 2006, per la Nigeria è iniziata una nuova era di profonda
instabilità. Nella regione nel Delta del Niger, continuano a
verificarsi scontri. Questa regione è considerata la “miniera
d’oro” del paese,comprendendo un’area nella quale vengono estratti
2,4 milioni di barili di petrolio al giorno.
I
Mend (Il Movimento per la Liberazione del Delta del Niger), nuovo gruppo
armato che sostiene di lottare per lo sviluppo della regione del Delta e
dei suoi abitanti, si è reso responsabile di atti ribelli quali
sabotaggi alle centrali petrolifere in particolare nella zona di Diobu,
nel villaggio di Ilabuchi. Nel mese di giugno 2006 ha attaccato due
piattaforme petrolifere a largo delle coste nigeriane e ha organizzato
il sequestro di alcuni impiegati nelle multinazionali petrolifere poi
rilasciati. Tra i rapiti vi è stato anche il caso di un tecnico
italiano sequestrato alla fine di agosto e rilasciato dopo una
settimana. Il sequestro, come in altri casi, è avvenuto a Port Harcourt,
città principale della regione, ad
opera di uomini armati. I diversi gruppi separatisti presenti nella
regione rivendicano, tra l’altro, una maggiore partecipazione alla
divisione degli introiti derivanti dalle attività estrattive. Accusano
le compagnie petrolifere multinazionali presenti nel Paese di sfruttare
le ingenti risorse energetiche nigeriane senza contribuire, in modo
adeguato, al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
In seguito al rilascio di alcuni stranieri sequestrati, un portavoce del
gruppo etnico Ijaw ha rilasciato un comunicato rivolto ai gruppi ribelli
in cui suggerisce di abbandonare forme di protesta violente che mettono
in cattiva luce la popolazione del Niger che preferisce forme di
protesta pacifiche per la rivendicazione dei propri diritti.
Mentre
proseguono gli attacchi dei gruppi di resistenza nella regione del Delta
del Niger, lo scenario politico nigeriano attraversa attualmente una
fase particolarmente delicata, nel 2007 infatti sono previste le
prossime elezioni presidenziali.
Dopo
le ultime elezioni del 2003, che hanno visto trionfare il presidente
Olesegun Obasanjo (ex generale dell’esercito già vincitore delle
consultazioni del 1999, le prime dopo 15 anni di regimi non
democratici), il popolo nigeriano tornerà alle urne nell’ aprile
2007.
Durante
gli otto anni di governo Obasanjo, grazie alla conclusione di accordi
economici e commerciali con diversi Paesi europei e asiatici, la Nigeria
ha ottenuto risultati importanti in politica estera, divenendo tra
l’altro, uno dei partner extra-europei più importanti degli Stati
Uniti in materia di sicurezza e anti-terrorismo.
La
situazione politica interna è divenuta particolarmente delicata dal 16
maggio scorso, quando il Senato nigeriano ha bocciato un emendamento
alla Costituzione che se accolta avrebbe permesso ad Obasanjo di
ripresentarsi per un terzo mandato. Non è difficile immaginare che
Obasanjo continuerà a
giocare un ruolo determinante nella politica nazionale. E lo ha già
dimostrato, riuscendo ad imporre il candidato destinato a succedergli.
Al termine della convenzione del Pdp, tenutasi nella capitale Abuja, i
5.000 delegati infatti hanno votato in grande maggioranza Umaru Musa
Yar’Adua, governatore dello Stato di Katsina, nel nord del paese.
Non
sono mancate le contestazioni. Molti delegati hanno lasciato la Eagle
Square, prima ancora di conoscere l’esito dello spoglio dei voti.
Il
principale gruppo di opposizione, il Partito di tutto il popolo
nigeriano, che nelle elezioni del 2003 ottenne il 32% dei voti, punta,
ancora una volta, sul generale Muhamad Buhari (musulmano hausa, salì al
poter con il colpo di stato del 1° gennaio 1984, ma fu defenestrato dal
generale Ibrahim Babangida nell’agosto 1985) che, convinto sostenitore
degli interessi del nord musulmano e fra i principali sostenitori del
ruolo chiave della Sharia
nel sistema giuridico nigeriano, è appoggiato da alcune comunità del
nord appartenenti all’etnia degli Hausa. Un altro candidato è l’ex
governatore dello Stato di Lagos, Mohamed Buba Marwa. Appartenente a una
componente etnica minoritaria del nord della Federazione, Marwa ha
conseguito buoni risultati come capo dell’amministrazione di uno degli
Stati interni più importanti della nazione, dimostrandosi
nell’opinione di diversi intellettuali nigeriani particolarmente
attento ai temi della giustizia e della solidarietà sociale, favorevole
alla collaborazione inter-etnica, religiosa e tribale.
L’ex
colonnello Odumegwu-Ojukwu (che guidò il fallito tentativo di
secessione del Biafra
nella
guerra civile 1967-70), infine, parteciperà alle elezioni presidenziali
del prossimo anno come candidato della ‘Grande Alleanza di tutti i
Progressisti’ (Apga).
La
Nigeria resta un paese fragile, nonostante
il processo di crescita e stabilizzazione
intrapreso e le prossime elezioni di aprile saranno
un’importante occasione per garantire un governo solido che favorisca
politiche volte alla crescita del paese. La fase di successione rappresenterà
un periodo particolarmente delicato, in cui non si può escludere che i
precari equilibri di potere raggiunti finora fra comunità, etnie e tribù
possano essere nuovamente compromessi da lotte intestine per la
conquista del potere e dalla obiettiva difficoltà di controllare in
modo concertato le forti tensioni economico-sociali interne.
In
particolare, è possibile che la situazione del Delta del Niger possa
causare ulteriori tensioni a causa di un’eventuale elezione di un
candidato del nord che risulti particolarmente sgradito ai vari
movimenti separatisti attivi nella regione del Delta. Tuttavia, si può
sostenere la probabilità che le forze del nord appoggeranno il
candidato più moderato che garantisca maggiori garanzie anche alla
popolazione del sud. Nel frattempo non resta che attendere quali
sviluppi ci saranno nei prossimi mesi, con la consapevolezza che essi
rivestiranno un’importanza cruciale non solo sul piano interno, ma
anche su quello regionale e internazionale. La stabilità
politico-istituzionale della Nigeria è divenuta quanto mai fondamentale
non solo per normalizzare la situazione del Delta del Niger, ma anche
per contribuire alla risoluzione di diverse crisi in atto nel continente
africano e salvaguardare un’area rilevante per l’approvvigionamento
energetico mondiale
L'instabilità
politica ed economica della Nigeria ha determinato una situazione di
continua violazione dei diritti umani. Lo stesso governo, è autore di
violenze, torture ed uccisioni a danno della popolazione civile alle
quali si aggiunge il continuo conflitto intestino tra i diversi gruppi
etnici che nel corso degli anni ha provocato milioni di morti.
Il
governo nigeriano applica da sempre discriminazioni nei confronti dei
gruppi etnici considerati "inferiori" giustificando
indirettamente le azioni di violenza di alcuni gruppi su altri. Le forze
di sicurezza hanno commesso uccisioni e saccheggiato intere comunità in
un clima di completa impunità. Nel 2006 è stato pubblicato
un
rapporto della Commissione d’Inchiesta sulle violazioni dei Diritti
Umani, meglio conosciuta come “Oputa Panel” sulle indagini relative
alle violazioni dei diritti umani commesse tra il 1966 e il 1999
Libertà
di espressione
Direttori
e giornalisti di quotidiani, difensori dei diritti umani, operatori
umanitari, stranieri sono tutte categorie a rischio sottoposti a
vessazioni e violenze, spesso arrestati e condannati senza processo.
Nel
1993 il Governo del generale Sani Abachi sospese le garanzie civili,
torturando, uccidendo, imprigionando e facendo scomparire gli oppositori
politici, nel 1999 dopo la morte di Abachi, le garanzie civili vennero
reintrodotte ma le ritrovate libertà politiche vennero accompagnata da
aggressioni di massa e violenze interetniche.
Conflitto
nel Delta del Niger
La
regione del Delta del Niger è da tempo teatro di scontri tra
i membri di diversi gruppi
etnici, che si contendono il potere politico ma in particolare
quello economico, e tra le milizie e le forze di sicurezza inviate
inizialmente per ristabilire la sicurezza.
Motivo
principale degli scontri rimane la lotta per il controllo dei giacimenti
di petrolio
La
violenza si è diffusa, nel corso degli ultimi anni in particolare a
causa della proliferazione di armi di
piccolo calibro problema che, in questa regione è particolarmente
sentito.
I
civili restano vulnerabili agli attacchi delle milizie ma anche delle
bande criminali e delle stesse forze di sicurezza. Le compagnie
petrolifere non rendono spesso pubblici tali abusi causati a volte dalla
loro stessa negligenza.
La
popolazione della regione inoltre subisce anche danni per le fuoriuscite
di petrolio e gas che continuano a
causare ingenti danni all’ambiente, all’agricoltura e alla
salute costringendo
migliaia di abitanti della zona ad allontanarsi.
La
comunità Iwerekan che vive nel
Delta, ha dimostrato dinanzi alla Corte come il
gas derivante dai fuochi per l’estrazione del petrolio grezzo viola il
loro diritto alla vita, ad un ambiente salutare e la
loro dignità.
Nnimmo
Bassey, direttore dell’Environmental Rights Action,
gruppo ambientalista
nigeriano ha dichiarato all’Agenzia Reuters che “La corte ha tenuto
conto di tutti i punti espressi dalla comunità locale”. Una
sentenza emanata da un giudice nigeriano infatti
ha sostenuto che “le eruzioni
di gas naturale prodotte dalle estrazioni delle compagnie di petrolio
sul delta del fiume Niger violano i
diritti umani della popolazione locale e dovrebbero essere
fermate”.
A
difendere le rivendicazioni degli abitanti del sud del Paese e della
regione del Delta in particolare vi è la Coalizione dei giovani del
Delta del Niger (Ndyc), una organizzazione sociale politicamente
influente, che ha dichiarato in più occasioni
la propria insoddisfazione per l’’azione politica di Obasanjo
nei confronti delle regioni meridionali del Paese.
Il
governo nigeriano ha posto il 2008 come data limite per estinguere le
eruzioni di gas naturale, incoraggiando le compagnie ad esportare il
gas.
La
Shell, nel maggio scorso, ha dichiarato che non riuscirà a rispettare
il limite del 2008 ma porrà fine alle eruzioni nel 2009.
Violenza
sulle donne
L'istituzione
della Sharia, la legge islamica, ha determinato la diminuzione della
tutela della donna. La violenza di genere include violenza sessuale,
violenza domestica , mutilazioni genitali oltre che matrimoni forzati,
situazioni che si perpetrano costantemente in Nigeria, dove
quotidianamente le donne vengono stuprate o fatte oggetto di altre forme
di violenza sessuale sia da parte di agenti governativi sia dai loro
partner.
Quasi
i 2/3 delle donne di determinati gruppi etnici sono vittime di violenza
domestica.
Nonostante
i dati allarmanti non esiste in Nigeria alcuna tutela per i diritti
delle donne,e il governo
federale tuttora non ha modificato le leggi discriminatorie per
conformarle alla Carta Africana dei Diritti Umani e dei popoli sui
diritti delle donne in Africa, così come richiesto dalle autorità
internazionali.
Le
prime leggi statale in materia di violenza domestica sono state
approvate negli stati di Ebonyi e Cross River, mentre nello stato di
Lagos l’approvazione di queste leggi procede lentamente.
Abusi
della polizia
Nella
maggior parte degli stati sud orientali della Nigeria le istituzioni
finanziano i gruppi di vigilanza attivi nel paese, conosciuti come il
“Servizio di vigilanza dello Stato di Anambra”. Nell’agosto 2006,
32 persone sono morte dopo essere stati catturati dai Bakassi
Boys. Altri gruppi di vigilantes continuano a detenere e uccidere
persone sospettate di crimini. La polizia non riesce ad emarginare il
fenomeno e spesso tali abusi restano impuniti. I criminali sospettati di
praticare il "necklacing”
vengono spesso bruciati dopo
essere stati strangolati con un fazzoletto imbevuto di benzina.
Sharia
A
marzo 2004 lo Speciale Rapporteur delle Nazioni Unite sulla libertà di
religione e di credo ha confermato le preoccupazioni per le violazioni
dovute in particolare alla pena di morte divenuta obbligatoria in seguito all’introduzione della legge
islamica.
Sono
diverse infatti le sentenze
emesse dai tribunali della Sharia del nord soprattutto contro alcuni
difensori dei diritti umani.
L'applicazione
della legge islamica da parte dei tribunali del nord ha provocato un
forte peggioramento riguardante la violazione dei diritti umani. Le
Corti Penali della Sharia emettono condanne che oltre alla pena di morte
prevedono punizioni corporali crudeli e inumane, tra le quali,
l'amputazione delle mani per furto e il consumo d'alcool.
Espropri
forzati
L’espropriazione
forzata di massa è un’altra violazione operata del governo nigeriano
con la complicità delle compagnie petrolifere. Migliaia di persone sono
state private della casa senza preavviso o risarcimento.
Solo
nell'aprile 2006 circa 3.000 residenti sono stati sfrattati, dopo
un’azione che ha visto la polizia usare gas lacrimogeni e malmenare i
residenti. Tra gli edifici demoliti ci sono anche scuole e ospedali.
Coloro che si oppongono a questa violenza e al potere dei signori del
petrolio sono perseguitati politicamente e legalmente. Oltretutto sono
poche le vittime che hanno la possibilità di accedere alle corti a
causa dei costi e per i tempi processuali.
Fonti:
- Human Rights Watch "Country Summary"
- gennaio 2006 - www.hrw.org
-
Peace
Reporter "Nigeria" in Mappamondo - 2006 - www.peacereporter.net
-
Amnesty
International "Nigeria: report 2005" - 2005 - http://web.amnesty.org
-
Amnesty
International "Nigeria" - 2006 - www.amnesty.it
-
Amnesty
International "Nigeria: unheard voice. Violence against womwn in
the family" - 2005 - http://web.amnesty.org
-
Amnesty
International "Nigeria: ten years on. Injustice and viloence haunt
the oil Delta" - 2005 - http://web.amnesty.org
-
Human
Rights Watch "Abuses in Nigeria di Steve Crawshaw dal The Guardian"
- 2006 - www.hrw.org
-
Human
Rights Watch " Nigeria: indigeneity policies marginalize" -
2006 - www.hrw.org
Il
conflitto interetnico, la violenza condotta dallo stato e l'assenza di
una politica che tuteli i diritti umani della popolazione spingono ogni
anno un numero elevato di nigeriani a fuggire dal proprio paese. Solo nel 2003, 100.000 persone avevano abbandonato le
loro case.
Circa
39.000 nigeriani sono rifugiati o richiedenti asilo. Di questi 17.000 si
trovano in Camerun e 22.000 nelle città più industrializzate del Sud
Africa.
Nel
2005 il Camerun e la Nigeria hanno stipulato un accordo, in
collaborazione con l'UNHCR, per il rimpatrio volontario di 17.000
rifugiati nigeriani.
Sotto
l'egida dell'ONU, che ha accertato le ottime condizioni in cui il
rimpatrio si è svolto, 12.500 rifugiati sono ritornati nel loro paese e
nel 2006 altri 2.500 sono tornati in Nigeria.
Altri
1.000 richiedenti asilo nigeriani sono stati rimpatriati forzatamente
dal Marocco dopo aver vissuto clandestinamente alcuni anni nelle foreste
marocchine.
La
Nigeria a sua volta accoglie rifugiati nonostante più volte l'UNHCR
abbia dichiarato l'inaffidabilità del Governo e l'assenza totale di
controllo e di protezione all'interno dei campi profughi. Una
dimostrazione di tale inaffidabilità è la pratica illegale di
estorcere denaro ai richiedenti asilo per ottenere documenti a cui
avrebbero diritto gratuitamente o gli arresti arbitrari e senza processo
di stranieri privi di documento di riconoscimento.
I
campi profughi sono localizzati nel sud del paese nella zona di Ogun
State dove da alcuni anni nel campo Oru si trovano 7.000 rifugiati
provenienti dalla Liberia, dalla Sierra Leone, dalla Repubblica
Democratica del Congo, dal Chad e dal Sudan.
Fonti:
-
U.S.
Committee for refugees and immigrants - "World Refugee Survey"
in Investigate - 2006 - www.refugees.org
-
U.S.
Committee for refugees and immigrants - "World Refugee Survey:
Country Report" - 2004 - www.refugees.org
-
UNHCR
- "Global Appeal 2006: West Africa" - 2006 - www.unhcr.org
-
Human
Rights Watch "Nigeria: detain Taylor immediately" - 2006 -
www.hrw.org
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