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M.
(Eritrea)
M. ha 28 anni ed è
fuggita dall’Eritrea per salvare la propria bambina dalla mutilazione
genitale, una tortura che anche lei aveva dovuto subire in tenera età. In
alcune società tribali la pressione sociale sulla donna è talmente forte
e repressiva da rendere vergognoso il non avere subito una delle forme
previste di mutilazione genitale. Molte donne pertanto si sottopongono
volontariamente a tale pratica e la fanno subire alle proprie figlie.Nel
villaggio dove M. vive da sola con sua figlia dopo essere rimasta vedova,
le donne anziane giorno dopo giorno insistevano perché la bambina ormai
giunta alle elementari facesse “l’intervento”. M. guardava sua
figlia R. e già la vedeva tenuta ferma su un tavolo dalle mani avvizzite
delle anziane. Risentiva nella propria mente le nenie tradizionali che di
li a poco sarebbero state coperte dalle urla strazianti della sua bambina.
Le avrebbero tenute aperte le gambe e con un coccio di vetro o una lametta
da barba l’avrebbero segnata per sempre.I suoi continui rinvii con la
scusa che la bambina era ancora troppo piccola suscitarono le ire della
famiglia del marito che tentò di portarle via la piccola R., per darle,
secondo loro un’educazione “giusta”. Per evitare che questo
avvenisse M. ha venduto tutto quello che aveva e con il ricavato è
riuscita a comprare un passaporto e a fuggire con la figlia, il cui nome
significa libertà.
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